19 Aprile 2019

Il voto a Mondragone: perchè non le Primarie?

elezioni Da un po’ di tempo, esattamente dalla sfiducia mossa trasversalmente da 11 consiglieri   al primo cittadino,  a Mondragone impazza il toto-Sindaco. E non poteva essere altrimenti in una città, dove la politica raramente assurge al livello di concreto confronto di idee e progetti, restando sovente confinata dentro gli angusti recinti di una sterile contrapposizione tra sorde tifoserie o nell’ambito di (interessati) rapporti amicali.

Così, in giro, sulla stampa e sul web si sente e si può leggere un po’ di tutto: fantomatiche liste e coalizioni civiche, alchimia politica che mette assieme anche gli opposti, nomi buttati lì a casaccio oppure fatti volutamente, e, sovente accompagnati da didascalie esplicative sulle loro qualità e, soprattutto, sui loro presunti difetti. Certo questo gioco può essere pure divertente, ma, anche per la “brutta” situazione in cui versa il nostro territorio, forse sarebbe il caso di approcciare la politica in maniera ben diversa.

Bisognerebbe, a parere dello scrivente, prendere le distanze da chi si è opposto – dentro e fuori il Consiglio Comunale – alla Giunta Cennami, perché “la discontinuità rispetto ai protagonisti ed alle prassi seguite nel recente passato” è “condizione irrinunciabile per favorire il cambiamento di passo” della città; non è più “il tempo di improvvisazioni per il candidato Sindaco, avendo Mondragone in questo senso già pagato negli ultimi dieci anni un prezzo altissimo”, bensì ora è il “tempo della partecipazione, della voglia di contare dei cittadini”, per cui il candidato a Sindaco andrebbe scelto (solo ed esclusivamente) con le Primarie.

Questa interessante proposta, se ad una prima lettura può apparire chiara e perfino inequivocabile, ad uno sguardo più attento presenta diverse problematiche. Intanto non si può non essere d’accordo con la proposta di una discontinuità: il problema sta nel dare concretamente un senso a questa parola e quindi nell’individuare esattamente “i protagonisti e le prassi seguite nel recente passato”. Questa non è una questione di poco conto, tutt’altro: infatti, a parte una controvertibile interpretazione della storia politico-amministrativa di Mondragone si riesce a capire bene chi  sta dentro i confini del “recente passato” e chi invece fuori, e perché.

Troppe sono infatti le variabili situazionali, politiche e di posizionamento, viste in questi ultimi anni, per poter in molti casi pronunciare univoche sentenze, che peraltro non ci piacciono. Tanto per fare un banale esempio: la più efficace e concreta opposizione alla Giunta Cennami l’hanno fatta proprio alcuni consiglieri di maggioranza.

Infine il discorso del coinvolgimento dei cittadini nei processi selettivi con le primarie.

Il problema però è anche un altro: quello di far convivere una cosa nuova come le primarie, espressione di una politica comunque aperta e pubblica, quale si auspica, con chi – e non sono mica pochi! – legittimamente diffida di questi strumenti, vedendovi più gli innegabili difetti, limiti e mende, e soprattutto i … rischi, che invece i pur provati pregi! E, siccome, nessuno può essere obbligato a fare ciò che non vuole, il problema, se si tende a costruire alleanze, rimane inattaccato.

Peraltro le primarie sono uno strumento di partecipazione, e non un risultato, un fine. Infatti la partecipazione, o, quella che con brutta espressione, si dice “apertura alla gente” non possono e non devono limitarsi al solo e semplice momento elettorale, ma vanno create e favorite con altri mezzi, diretti ed indiretti, interni ed esterni alla politica partitica. Un esempio: che ne dite di una glasnost italiana? Magari anche dentro i partiti?

In ogni caso, a questa proposta politica va ascritto il sicuro merito di aver avviato una discussione alla quale non ci si vuole sottrarre. Va però fatto un po’ d’ordine nelle cose, cominciando dalle intenzioni. Infatti i percorsi positivi ipotizzabili sono sostanzialmente due, diversi per prospettiva ed ambizioni:

A – provare a mettere in piedi una buona amministrazione, tradizionalmente impostata e composta, che porti avanti finalmente, celermente e bene ciò che è stato avviato, aggiungendovi qualche altra buona “cosa” e restituendo decoro ed efficienza ad una città via via peggiorata persino nei suoi tradizionali punti di forza (Piano spiaggia, mercato ortofrutticolo, illuminazione pubblica, acqua, verde, impianti sportivi, ecc. ecc.) a motivo di un suo palese declino economico e politico. Nella situazione attuale per Mondragone questo certo sarebbe già un importante passo in avanti.

B – puntare coraggiosamente su una soluzione di continuità rispetto ai modi politico-amministrativi precedenti, e che invece abbia davanti agli occhi soprattutto una Mondragone futura mettendo in campo scenari, poi scelte di medio-lungo termine, e poi, conseguentemente, non chimerici ma coerenti e possibili progetti ad hoc.

In questo secondo caso ovviamente la selezione non solo del candidato a Sindaco ma anche della sua squadra e del futuro Consiglio devono percorrere vie diverse ed avere significativi momenti di confronto e di condivisione, lontani tanto dalle naftaliniche liturgie intra- ed interpartitiche, quanto dalla sola ed esclusiva pratica delle primarie, che, così, invece potrebbe ridursi ad una sterile contrapposizione di miopi tifoserie, l’una contro l’altra armata. Qui dovrebbe ritrovare il suo ruolo la vera politica, l’unica in grado di avvicinare, di mettere insieme, di coinvolgere, di spingere in avanti ma anche di far fare passi indietro, quando gli scenari, gli argomenti e gli obiettivi sono comuni a tanti e sentiti da tanti come validi.

Speriamo bene!

Pasquale Fardella

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