31 Ottobre 2020

Padre Antonio Rungi interviene sull’importanza del voto.

Andare a votare ora è solo questione di coerenza morale e non più di accordi politici.

“Andare a votare ora è solo questione di coerenza morale e non più di accordi politici”, è quanto scrive in una Nota personale padre Antonio Rungi, teologo morale campano. “Nel rispetto delle prerogative del Capo dello Stato di individuare eventuali nuove maggioranze in Parlamento, rimane il fatto che il rischio del voto anticipato si avvicina sempre più.

Non si tratta infatti di trovare consenso presso alcuni deputati e senatori sul programma aggiornato del governo Berlusconi, ma di capire fino in fondo se è ormai completamente conclusa un’esperienza di collaborazione tra le varie forze politiche che si sono presentate al voto due anni e mezzo fa. Non essendoci più accordo politico su tante questioni, né possibilità di intesa è più onesto da un punto di vista di etica sociale e politica di rimettere le decisioni al popolo italiano.

Si possono pure trovare maggioranze nuove in Parlamento, ma il problema di fondo che va evidenziato è quello della coerenza politica e morale.

In questi anni sono state troppe le questioni che hanno fatto passare in secondo piano i problemi veri del Paese – afferma padre Rungi- sia perché alcuni rappresentanti del popolo o del governo hanno dato adito a sospetti e comportamenti non adeguati ai loro ruoli istituzionale e sia perché si sono rotti i vincoli di un’unione politica che non potrà trovare una soluzione immediata e certa nei prossimi giorni o al verifica del governo in Parlamento.

Una maggioranza risicata di voti che possono far passare il nuovo programma di governo non può essere un buon viatico per il cammino futuro di questo esecutivo. Meglio quindi per onestà intellettuale e coerenza morale rimandare al popolo italiano la decisione di chi lo deve governare, visto che la precedente maggioranza si è frantumata. Dispiace che anche questa legislatura finisca in anticipo rispetto ai cinque anni previsti, ma sopravvivere in questo modo senza attuare vere riforme condivise su alcuni temi importanti come quello del Parlamento, della giustizia, del lavoro, dell’economia, dell’organizzazione del paese, della famiglia, della scuola, e di altri temi scottanti di questi ultimi decenni, non serve al Paese.

Quel Paese reale che non capisce il perché di queste lotte intestine -continua il teologo campano- all’interno della maggioranza, ma anche il ruolo delle opposizioni che molto contestano e poco propongono.

Su alcuni temi potrebbero con il loro peso politico e numeri in parlamento dare una mano a questa maggioranza per far uscire fuori da questa emergenza la politica italiana. Il vuoto politico come giustamente ha detto il Capo dello Stato deve preoccupare tutti, compresi quelli che come noi non fanno politica diretta, ma come cittadini partecipano con ansia e preoccupazione alle sorti della nazione.

Ed allora per coerenza morale se si sono rotti gli accordi in sede di programma di governo presentati al momento delle elezioni politiche del 2008 è giusto andare al voto quanto prima, senza perdere ulteriore tempo che a poco servirebbe per rilanciare la vita di un Paese che aspetta riforme e non solo promesse, a partire dal lavoro ai giovani per arrivare ad assicurare alle famiglie il minimo indispensabile. Come sempre si spera il meglio, ma nell’attuale situazione italiana e generale del mondo non so se il meglio arriverà – conclude padre Rungi – all’indomani delle nuove elezioni, che potrebbero vincere qualsiasi nuova coalizione o aggregazione, perché al momento attuale per nessuno è scontata la vincita.

D’altra parte vincere le elezioni e poi non realizzare i progetti e i programmi sottoscritti con gli elettori è soltanto una presa in giro dell’elettorato.

Purtroppo negli ultimi anni stiamo assistendo continuamente a queste crisi e chi viene dopo, considerato il precedente, certamente non farà miracoli dall’oggi al domani. Il nostro Paese ha bisogno si stabilità politica e di uomini politici che amano davvero l’Italia e gli italiani e per essi lavorano seriamente a costi di enormi sacrifici personali e di partito. A noi miseri mortali non ci resta che aspettare i prossimi giorni con l’impegno come credenti di pregare perché le cose vadano per il meglio dell’Italia e degli italiani. Non sarà facile in questo contesto politico e di rapporti tra persone e partiti!

Un consiglio fraterno a tutti gli uomini politici per essere credibili: si azzerino lo stipendio e prendano solo le spese effettivamente sostenute per svolgere questo servizio di parlamentari e politici a livello nazionale, regionale, provinciale e locale. I costi di gestione della politica sono enormi e di conseguenza i partiti non accedano a fondi dello Stato quando si va al voto anticipato”.  

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