24 Ottobre 2020

Luigi Morra aiuto regia in Barbablù da Perrault.

Lo spettacolo di Pino Carbone prodotto da o.n.g.- Teatri ed Etèrnit debutterà il 7 e replicherà l’8 settembre presso il Teatro Comunale “Vittorio Emmanuele”di Benevento.

Lo spettacolo, che si inserisce all’interno del programma di uno dei festival più rilevanti della scena nazionale, quest’anno affidato alla direzione artistica di Giulio Baffi, ripercorre la celebre favola di Perrault, riscritta da Pino Carbone e dall’attrice Francesca De Nicolais che veste il personaggio di Giuditta.

In questa riscrittura, il personaggio di Barbablù, interpretato dall’attore Luca Mancini, si pone come un moderno Minotauro, che accumula rancore e diffidenza verso quegli stessi pregiudizi che la società ha prodotto: “I mostri siamo noi a crearli, con la nostra paura verso ciò che da noi è diverso.”

“La sua barba non è poi così blu”:  nella fiaba di Perrault tutto ha inizio proprio da questa considerazione, un pensiero tanto ingenuo quanto coraggioso.

Ingenuità, coraggio e curiosità, sono questi i principali elementi che danno vita al racconto e che muovono la storia di Barbablù e di Giuditta.  Due solitudini che si incontrano, che si confortano a vicenda, protetti in quel castello dorato, rappresentato sulla scena da un enorme gabbia che li tiene “prigionieri” e nascosti. Oltre ai due attori Francesca De Nicolais e Luca Mancini, lo spettacolo vede la presenza di 5 attrici, bambine di 10 anni, (Arianna Attanasio, Elena Garofano, Francesca Guerra, Luana Malegieri, Martina Santarcangelo) che, vestite con abiti troppo grandi, si pongono a metà strada tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, simboleggiando, come per Giuditta, il destino di chi troppo piccola di colpo si è ritrovata ad essere donna e a sposare un uomo che agli occhi di tutti è spaventoso.

Piano piano, in un’atmosfera sempre più tortuosa e struggente, il pubblico si accorgerà che quella gabbia, in realtà, altro non è che la stanza segreta di Barbablù, nella quale giace a terra la chiave della consapevolezza, che farà cadere la benda alla giovane sposa e la condurrà a scegliere un esito necessario quanto drammatico. “Barbablù” è la riscrittura di una fiaba che svela l’oscurità della psiche, che aleggiava nei personaggi Perraultiani, suggerendone una nuova chiave di lettura. A contribuire alla realizzazione dello spettacolo le musiche del complesso i “Camera” e  Luigi Morra in qualità di aiuto regia. Lo spettacolo replicherà la sera successiva, 8 settembre, alle ore 22.00 presso il medesimo teatro.

Valeria Zecchini  

 

Scheda Spettacolo

BARBABLU’ da Perrault

  •  testo di: Pino Carbone e Francesca De Nicolais
  •  con: Francesca De Nicolais e Luca Mancini
  •  e con le bambine: Arianna Attanasio, Elena Garofano, Francesca Guerra, Luana Malegieri, Martina Santarcangelo
  •  musiche: Camera
  •  aiuto regia: Luigi Morra
  •  regia: Pino Carbone
  • progetto video: Chiara De Cunto
  • grafica: Pasquale Aversario  
  • consulenza amministrativa: Alessandra Narcisi  
  • ufficio stampa: Valeria Zecchini
  • produzione e organizzazione: o.n.g-Teatri & Etèrnit
  • con il contributo di: Studio Teatro

Note di Regia

La sua barba non è poi così blu: è la protagonista della fiaba a dirlo, a pensarlo, per convincersi ad accettare e sposare Barbablù.

Tutto ha inizio proprio da questa considerazione, a dispetto di ciò che pensano tutti gli altri, che considerano Barbablù un mostro, che fa paura per il suo aspetto, per la sua strana barba e per il mistero che lo avvolge.

“La sua barba non è poi così blu”: un pensiero tanto ingenuo, quanto coraggioso. L’ingenuità e il coraggio, la curiosità, sono i principali elementi che danno vita al racconto, che muoveranno i personaggi di Barbablù e Giuditta.  Due solitudini che si incontrano, che si confortano a vicenda, che si proteggono dagli sguardi e dai commenti, dai pregiudizi, degli altri.

Barbablù soffre, come un moderno minotauro, un fenomeno da baraccone, che accumula rancore, diffidenza, soffre per una solitudine e un pregiudizio che lo feriscono e lo incattiviscono. Un mostro creato dal giudizio degli altri: “i mostri siamo noi a crearli con la nostra paura verso ciò che da noi è diverso”.

Il finale sarà drammatico: Barbablù verrà “tradito” e ucciso dalla donna che ha sposato e che non ha resistito alla grande tentazione, ha ceduto alla curiosità di entrare nella stanza dove Barbablù nasconde i corpi delle precedenti mogli che ha amato e che poi ha assassinato.

Una fiaba che commuove, soprattutto perché è una grande storia d’amore. L’amore che può diventare tragedia se non viene accettato e capito dagli altri.

Oltre ai due protagonisti, in scena ci saranno cinque bambine di 10 anni, vestite con abiti troppo grandi per loro, vestiti che le pongono a metà strada tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, come lo è Giuditta, che di colpo è costretta a diventare donna e sposare un uomo agli occhi di tutti spaventoso.

Una presenza, quella delle bambine, importante sia nel lavoro di ricerca e di costruzione dello spettacolo, sia in scena, addolcendo l’atmosfera generale e rappresentando il linguaggio più aderente al racconto, ricordandoci sempre che si tratta di una fiaba.

In scena una grossa gabbia sarà il castello di Barbablù, dentro il quale lui si sente prigioniero, perché fuori incontra solo diffidenza e un rifiuto che lo costringono a creare all’interno il suo mondo.

Dopo il matrimonio, la gabbia,  diventerà la prigione dorata dei due sposi, entrambi prigionieri della loro intimità. Poi diventerà la stanza dei giochi delle bambine, e sempre più chiaramente il pubblico si renderà conto che in realtà quella è la stanza segreta di Barbablù, dove le bambine, completamente vestite di bianco, giocano con dei gomitoli di lana rossa, che a quel punto sembreranno macchie di sangue, che con una semplice, elementare e anche tenera associazione trasformano le bambine nelle mogli uccise e rinchiuse.

Tutto in un’atmosfera giocosa, teatrale e fiabesca.

Barbablù

Una produzione o.n.g.-Teatri e Etèrnit
Contatti:
ongteatri@gmail.com
info@eternitonline.it

Ufficio stampa:
valeriazecchini@gmail.com

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