31 Ottobre 2020

Dossier sul voto inquinato c’è chi regala uova pasquali.

Il candidato governatore della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, ha presentato un documento di accusa.

Tra i casi segnalati uno investe il Consorzio Unico di bacino Napoli-Caserta per i rifiuti. Il direttore Antonio Scialdone avrebbe effettuato promozioni e assunzioni e chiesto voti per la moglie, Michela Pontillo, candidata del centrodestra.

I lavoratori dei rifiuti, gli ex detenuti, Pomigliano. Sono alcuni dei terreni sui quali si gioca in maniera scorretta la partita elettorale, secondo la denuncia fatta ieri da “Federazione della sinistra”. Un dossier sul “voto inquinato”, che riguarda entrambi gli schieramenti principali. Dice il candidato presidente Paolo Ferrero: “Spesso c’è una rappresentazione teatrale dello scontro, che copre un trasversalismo degli affari”. Il simbolo di tutto ciò è nei punti di contatto fra le società che hanno operato tanto per la centrale di Sparanise, oggetto delle indagini sui casalesi e su Nicola Cosentino, quanto per quella di Salerno, dove è invece indagato Enzo De Luca, leader del centrosinistra.

Ad ogni modo Tommaso Sodano, ex senatore, ha messo in fila alcuni casi.

Scena prima: Caserta, consorzio per i rifiuti. Il direttore Antonio Scialdone ha la moglie candidata, Michela Pontillo con la “Lista Caldoro”, distribuisce assunzioni e promozioni nonostante il suo mandato sia scaduto. Inoltre, chiede esplicitamente il voto ad alcuni dipendenti. Si tratta di quei lavoratori che, non vedendosi erogati gli stipendi, hanno provocato di recente una nuova fiammata sul fronte della crisi rifiuti, costringendo Berlusconi e Gianni Letta a turare la falla col contributo della Regione. Scena due: Pomigliano.

Il sindaco uscente, Pd, ha firmato una convenzione, per alcuni interventi urbanistici, con una ditta non ancora dotata della liberatoria antimafia della Prefettura. Inoltre “nei comitati del Pd si raccolgono curricula di giovani a cui si promettono interessamenti per Fiat, Alenia, o Enam e Gori”. Scena terza: la Regione dell’ex compagno Corrado Gabriele: “Dai suoi uffici è uscito un bando per il possibile inserimento di ex detenuti, occorre lasciare e-mail e telefono”. Scena quarta: Scafati. Il Pasquale Aliberti, Pdl, ha la moglie candidata, Monica Paolino: “Enormi manifesti ovunque, che nessuno rimuove, mentre ancora non sono stati assegnati gli spazi sui tabelloni regolamentari”.

È guerra di cartelloni anche a Maddaloni.

L’ex sottosegretario Gaetano Pascarella, Pd, segnala che quello di Antonio Caturano, candidato alla Provincia, era stato rimosso perché abusivo dal commissario prefettizio che regge il Comune, ma “dopo qualche giorno è stato nuovamente riposizionato”.

Dalle ipotesi di voto di scambio al voto comprato, tema sollevato da Enzo De Luca, per 50 euro a persona. “Per la verità la crisi si sente anche qui – dice Sodano – in alcune realtà il prezzo scende fino a 20”. Ma la cifra generalmente è quella: 50 euro. Ci sono però anche i pacchetti: a Scampìa come a Cavalleggeri Aosta nei parchi va molto il piano famiglia, 150 euro per tutti. La compravendita passa spesso attraverso la semplice apertura di un comitato: al responsabile che si offre arriva un finanziamento, in genere 10000 euro, per materiale elettorale o attacchinaggio, poi questi soldi vengono spesi autonomamente, spesso senza che il candidato sappia nulla ufficialmente. Racconta ad esempio Carmine Malinconico, ex presidente della Municipalità di Scampìa: “Si sono viste anche delle cene improvvisate, presso gazebo di alcuni candidati, come Schiano e Pisacane. Il tutto concluso con i commensali che tornavano a casa con buste piene di alimentari. Sono meccanismi che non comportano per forza la conoscenza del fatto da parte del candidato, sono gli intermediari territoriali che decidono come agire”. Comunque la Digos ha aperto una indagine, su Scampìa e non solo.

Meccanismo e prezzo sono grosso modo gli stessi in tutta l’area dei comuni a nord di Napoli, ma anche nella zona vesuviana.

Stefano Buono, consigliere uscente di Italia dei valori, ha chiesto controlli al prefetto Alessandro Pansa. A Pansa è arrivato un appello anche da Bianca D’Angelo, candidata Pdl, che riferisce di voci secondo cui “la sinistra sta militarmente preparando agguerriti rappresentanti di lista per presidiare i seggi elettorali”. I Verdi ci mettono del loro: “Chiederemo di disporre l’impossibilità di voto per rappresentanti che vengono da fuori Campania”, dice Francesco Borrelli. Campagna avvelenata. Forse anche frutto della impossibilità della politica di entrare in quartieri dove il buon vecchio pacco di pasta può valere più della promessa di un lavoro. Succede anche nel centro di Napoli: ai Quartieri spagnoli e al Pallonetto circola voce che a fine settimana ci sarà una Pasqua anticipata, un bel carico di uova di cioccolata, rivestite di azzurro, e accompagnate da un santino che non sarà certo quello di un giocatore di Mazzarri.

Idealmente è un bacino di 1268 voti, senza contare parenti e familiari. Parliamo dei dipendenti del Consorzio unico di bacino Napoli-Caserta e dell’accusa di Rifondazione comunista contro le presunte minacce da parte del direttore generale, Antonio Scialdone, ai dipendenti e le sospette promozioni, proprio mentre il consorzio è in fase di liquidazione e molti operai senza stipendio protestano in strada. Le scene di emergenza sono di questi giorni. Campagna elettorale e mondo dei rifiuti. A una settimana dalle elezioni, tra indagini, accuse di voti pilotati e infiltrazioni camorristiche nei comitati elettorali, ecco l’ultimo caso: il Consorzio di bacino Napoli – Caserta.

Partiamo con ordine, dalle accuse di Rifondazione e arriviamo alla risposta altrettanto netta e decisa del direttore generale e della moglie, la candidata Michela Pontillo.

“Il direttore Antonio Scialdone, che ha la moglie Michela Pontillo candidata a Caserta nella lista di Caldoro, ha proceduto a promozioni tra i dipendenti del consorzio senza avere i poteri. Ad alcuni dipendenti della zona di Cancello Arnone che chiedevano a più riprese incontri per chiarire il loro futuro occupazionale ha risposto: “Invece di darmi dei voti, vi preoccupate di incontrarmi””, denunciano l’ex senatore Tommaso Sodano e Paolo Ferrero, candidato alla presidenza della Regione per Rifondazione Comunista.

A dare forza all’accusa politica una denuncia presentata alla stazione dei carabinieri di Cancello Arnone da un dipendente del consorzio il 3 marzo.

Il dipendente ripercorre la sua storia a partire dal 2002 e dall’ex Consorzio Caserta Ce/4 fino al novembre 2009 quando “non ho più effettuato servizio”. Non ha alcun compito, si dà da fare per incontrare il direttore generale e chiedere “un impiego per passare la giornata lavorativa senza mortificazioni”. “Nel contempo – si legge nella denuncia – come è prassi del Consorzio, nonostante avessero degli operai, come me, che non fanno nulla pur percependo lo stipendio, hanno assunto altri operai, in vari settori”.

Il dipendente alla fine, proprio il 3 marzo chiama sul cellulare il direttore generale per chiedergli un incontro e lui risponde: “Invece di darmi dei voti vi preoccupate di incontrarmi”.

Nella denuncia è riferita anche una voce di corridoio secondo cui “il direttore è in ferie per fare campagna elettorale alla moglie”. La denuncia si conclude con un elenco di promozioni secondo il querelante “ingiustificate” e con la dichiarazione secondo cui “ci sono operai di cantiere e operai di comodo che ricevono sulla busta paga mensile straordinario per 100-200 euro, benché il contratto parli di un impiego settimanale per 36 ore e un monte annuale di straordinario di 220. Facendo i conti, per prendere quello straordinario vuol dire che l’operaio ha lavorato 13-14 ore al giorno”.

Questa la denuncia. Ma Scialdone è altrettanto netto: “Premesso che non ho mai incontrato questo personaggio, sono pronto ad andare fino in fondo a questa storia, chiederò tabulati e se esiste la registrazione della telefonata”.

Scialdone annuncia querela a Sodano e Ferrero. E parla “di un gruppetto sparuto di sinistra presente all’interno del Consorzio, opportunamente manovrato da chi cerca di delegittimare sia il direttore generale che la normale campagna elettorale”. E sulle promozioni? “Io non ho una nomina politica, ma una nomina tecnica e questo forse dà fastidio a qualcuno – attacca Scialdone -. Le promozioni non le ho fatte io ma il responsabile dell’articolazione territoriale Ce, l’onorevole Giuseppe Venditto del Pd. Alziamo il tiro. Andiamo oltre. Mia moglie fa la sua campagna elettorale. Chi la vuole votare la vota. Siamo in democrazia”. Venditto però rincara la dose: “Io ho fatto delle promozioni, tra luglio e ottobre, con una commissione paritetica e un regolamento. Scialdone invece sta facendo decine di avanzamenti di grado arbitrari in questi giorni di campagna elettorale. Quando la magistratura indagherà scoprirà la verità”.

Michela Pontillo, indaffarata nella campagna elettorale, non entra nel merito delle accuse, ma liquida la questione dicendo che si tratta di “un’azione studiata a tavolino, tipica dei sistemi comunisti e di candidati ormai alla frutta”.

fonte: repubblica.it

fonte: www.repubblica.it (articolo di ROBERTO FUCCILLO e CRISTINA ZAGARIA)

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