23 Settembre 2020

Milena Snova, l’ipocrisia di pulirsi la coscienza con le parole.

Quando la colpa è nostra, conviene tacere.

Aver voglia di dire, e non poterlo fare. Aver voglia di piangere, e non poterlo fare. Aver voglia di accusare, e non poterlo fare. Aver voglia di scusarsi, e non poterlo fare. Aver voglia di agire, e non poterlo fare.

Solo ora ho capito che quel peso sullo stomaco che ho da una settimana è causato dal tuo ricordo.

Solo ora ho capito che la colpa è anche mia. Scusa per il ritardo ma ho avuto tanto da fare, sai sono giorni particolari, c’è tanto da fare, c’è tanto da scrivere, c’è tanto da dire e non abbiamo tempo per te. Hai scelto un brutto periodo per morire, hai scelto un brutto periodo per passeggiare, hai scelto un brutto periodo per farti uccidere. Dovevi farlo mesi fa, quando non eravamo così impegnati.

Si! Ora siamo impegnati! Come a fare che? A dimostrare la nostra bontà! Dovevi scegliere un mese diverso, magari Marzo! Si, si, Marzo scorso! Marzo poteva essere un bel periodo, eravamo tutti tranquilli, non avevamo impegni imminenti e potevamo dedicarci a te. Tutti potevano parlare, tutti potevano parlare di te, sai quante belle parole si potevano sentire, guarda addirittura potevi avere una bella festa. 

Si, ti dico; conoscendoli trovavi pure qualcuno disposto a pagarti la festa.

milena snova

Lo so; lo so che non era una festa, però immagina: gente in strada, cortei, addirittura potevi avere una banda musicale. Si! La Banda musicale che hanno solo i ricchi, quella che sottolinea l’importanza della salma. Però ora no! E dai, proprio ora vai a morire, proprio a dicembre, proprio questo dicembre. Lo hai fatto apposta, è solo colpa tua, non chiedi mai a nessuno e fai sempre come ti pare. Ora non possiamo aprire bocca, non possiamo dire niente di te, guarda, figurati, solo il fatto che ne sto parlando con te potrebbe essere letto male.

Si! Lo so che non è colpa tua, lo so che tu tornavi come ogni giorno, però cerca di capire, dai, hai visto quante bandiere ci sono in giro, hai visto quanti santi ci sono in giro, hai sentito cosa dicono!? Milé è pericoloso! Ia Capisc! Ancora! Lo so che non è colpa tua, però io adesso come faccio a dimostrare che tu non hai colpa, mettiti nei miei panni, come faccio a spiegare che tu sei stata “la fortunata” però li poteva esserci chiunque, poteva esserci mia sorella, mia zia, mia madre. Lo so, Milé lo so, che non era la prima volta che correvi, lo so che a volte si fa finta di non vedere e non si ha il coraggio di parlare. Mi dispiace Milé ma non posso farci niente. Lo so, come non lo so; è brutto si, ma che posso fare se verrai dimenticata, che i tuoi andranno via perché nessuno ha avuto il coraggio di abbracciarli, che non potranno vederti per l’ultima volta, che dovranno piangerti su una bara chiusa, che non avranno più voglia di restare e vorranno scappare.

Milé ancora !Basta con questa storia che non è venuto nessuno, lo so che siete stati abbandonati, lo so che avresti voluto una messa qua, nel tuo nuovo paese, lo so che avresti voluto che le istituzioni vi fossero state vicine.

Poi, scusa è, perché parli delle istituzioni? Sai quante cose devono fare? Sai quanti casini devono affrontare? Le istituzioni si occupano solo delle cose serie. Si Milé le cose serie, le cose serie come il problema della legalità, dell’integrazione, del rispetto dell’individuo. Queste sono cose serie, possono mai perdere tempo a venire da te? Non esagerare ora, le istituzioni venire da te, chi ti credi di essere! Milé, lo so che tu avresti preferito la normalità alle ipocrisie, si, la normalità dei fiori bianchi, la bara bianca, magari l’Ave Maria a messa però il problema è sempre lo stesso! Perché sei morta mò, chi ti ha detto di morire! Dovevi dirlo prima che avevi questo desiderio ci si poteva organizzare sui modi, sui tempi, l’orario, i vestiti.

Milé i tempi si! Pure i tempi sono importanti, tutto deve essere calcolato. Poi, scusa ma te lo voglio dire, questo cognome.

Come, cosa c’entra il cognome! C’entra, c’entra. Sono anni che vivi qua e ancora ti facevi chiamare Milena Snova. Potevi cambiarlo il cognome, cambiarlo con un bel cognome comune, magari un cognome importante!

Si, si, brava Ferrari, Milena Ferrari, vedi come suona bene, sicuramente è più comune, potevano sbagliarsi e pensare che fossi di qua, figlia di qualcuno che conta. Sai che casino! Vedevi quanta gente arrivava. Lo so, lo so, che qualcuno viene e sono anche di qua, lo so, ti portano i fori, ti fanno una preghiera, però quella è gente normale e dovresti saperlo che la gente normale non fa notizia, non viene imitata. Immagina che li fosse arrivato qualcuno importante. É brava! Tipo un politico. Sai che gara che si apriva, sai quanta gente correva, quanti altri politici correvano per non essere da meno. Uà sai che casino Milé! Un sogno, Milé un sogno, immagina: abbracci, strette di mano, lacrime, frasi commoventi, titoloni sui giornali.

Vedi che non capisci! Lo so che era finto, però almeno saresti stata ricordata, conoscevamo la tua famiglia i tuoi amici. Potevamo conoscere la tua storia, la tua vita e perché no, iniziare a vedervi, solo questo contava, solo questo conta, iniziare a vedere. E invece no! Siamo costretti al silenzio. Comunque Milé mi dispiace, ma la colpa resta tua! Perché sei morta ora? Perché? A marzo che cambiava? Dai non piangere, non piangere. Ho capito, ti dispiace, va bé! Milé basta! Basta piangere non ce l’hanno con te, sii serena, tu non capisci perché non sei di qua, ora te lo dico ma non ti arrabbiare, stiamo in campagna elettorale e non possiamo parlare. Tutto qua!

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