1 Ottobre 2020

Lettera ad un leader Renziano: perché (non) cambiare?

Caro Gennaro, cosa succede a quella limpida necessità di rinnovamento di una classe politica che ha raggiunto il capolinea? Stanno accadendo tante cose, giorno dopo giorno. Alcune sono anche simpatiche, altre meno.

Ti sei mai chiesto perché questo partito (il PD), in Provincia di Caserta, negli anni non sia mai cresciuto elettoralmente? Credo sia la domanda più giusta da porre. Questa è la domanda da porre ed imporre ai grandi salotti della politica casertana. Per risolvere i problemi, bisogna affrontarli. Bisogna sbarazzarsi, prima di tutto, delle risorse sbagliate, quelle che escono dalla porta e rientrano dalla finestra. I pochi successi elettorali in Provincia di Caserta, i congressi “democratici” hanno mostrato sprazzi di potenzialità politiche ma anche fallimenti spinti dal peggio dei sentimenti umani che, mischiati alla politica, hanno innescato un sistema di ricatti e accordi capaci di scrivere solo pagine orribili della storia politica di Terra di Lavoro.       

Quando “il giovane sindaco” intraprese la sua battaglia all’interno del Partito, il concetto di rottamazione bussò alle porte della fortezza dei saggi e senza chiedere permesso è entrato in questo circuito come cellula impazzita del sistema.

Ricordo ancora – spero anche tu – le risatine di chi ieri accusava Matteo Renzi o meglio le sue 10 mosse per cambiare l’Italia, di essere nient’altro che un fomentatore populista. Sembra strano che chi ieri sosteneva a gran voce la visione politica bersaniana, votandola alle primarie, oggi appoggi Renzi. Quasi come se la cupola di brunellesca memoria abbia lasciato passare la luce e mostrato la strada della redenzione. Molto più probabile, caro amico, che questi stiano semplicemente  scegliendo l’ennesimo percorso illuminato verso il tanto ricercato ingresso nell’enorme contenitore, con la speranza di poterlo nuovamente trasformare in un calderone.

Quando l’ondata di rinnovamento è divenuta pane quotidiano per l’opinione pubblica, non pochi esponenti politici hanno inscenato una finta capitolazione nei propri orticelli, una manovra per salvarsi la faccia, usando il Partito Democratico come scialuppa di salvataggio per continuare a navigare verso nuovi mari. Eppure… sono anni che molti cercano di sedere sulla poltrona come sindaco, come onorevole, diciamolo chiaramente. Però mi son chiesto: costoro sanno verso cosa marciano? I nuovi renziani – che alle primarie avevano barattato “il giovane Sindaco” per il “saggio” Bersani, rispettando gli ordini del partito alleato – oggi sono pronti a correre per Matteo o meglio con Matteo per chissà quale abbordo di rinnovamento.

Mentre noi cercavamo di dare voce a quelle “10 Idee” , questi signori si sono preoccupati di moralizzare una creatura che non è stata mai loro.

E ora tentano di inchiodarsi con due piedi in una scarpa. Renzi o meglio le sue “ 10 mosse per cambiare l’Italia” non sono delle trincee nelle quali nascondersi per colpire fantomatici nemici. In politica non si hanno nemici, o non si dovrebbero avere,  ma solo avversarsi con cui affrontarsi  sul campo delle idee. Un’altra Italia è già qui: basta farla entrare, dicevamo. È Italia operosa, l’Italia della società civile, quella che guarda dallo spioncino della serratura, quelle che “vorrebbe” ma non si sente invitata. La nostra Provincia, la nostra Regione è ricca di quel tipo d’Italia. E noi,cosa facciamo? Richiamiamo in campo le glorie del passato. Se vogliamo veramente cambiare, dobbiamo assumerci il rischio di lasciarci alle spalle chi, nel bene o nel male, ha fatto parte di questa commedia che ora pare si avvii alla fine. Quel “farlo entrare” è rivolto a chi ha qualcosa da dire, qualcosa di nuovo da dire, a chi ancora non ha avuto voce, a quelli che riescono ancora a sognare. Il nostro è solo un compito di spartiacque affinché sia poi quella Italia, quella Caserta di sognatori a riprendersi in mano la propria terra.         

Come tu ben sai –  perché tu sai –  la mia posizione non è certamente facile, politicamente parlando.

Ho deciso di mettermi in gioco, un gioco sicuramente difficile, affinché il mio lavoro serva per chi verrà dopo di me. Il mio obiettivo per l’impegno politico assunto è quello di tracciare un solco per chi verrà dopo di me, affinché possa dire liberamente cosa vuole fare. E non cosa può dare. La volontà è alla base di ogni cambiamento politico, in un determinato momento storico. Il cambiamento bisogna volerlo. E prima di volerlo, bisogna sentirlo.       

Le dispute di quartiere, le lotte di controllo sul Partito a livello nazionale o provinciale che sia non ci appartengono. Noi crediamo nelle idee, nella contrapposizione delle idee affinché queste possano innescare il motore del cambiamento. Ti lascio ricordandoti che “volevamo sinceramente tentare di realizzare il sogno di una rivoluzione della democrazia. […].  E’ stato un privilegio per me accompagnare la vostra speranza, fare questo tratto di strada insieme, abbiamo provato a cambiare la politica, non ce l’abbiamo fatta, adesso sarà meraviglioso dimostrare che la politica non riuscirà a cambiare noi. Abbiamo dalla nostra parte entusiasmo, tempo e libertà. Ho ricevuto molto più di quello che ho dato. Vi ringrazio e vi abbraccio, come disse Matteo Renzi il 2 Dicembre 2012.      

Non lasciamoci cambiare, ricordiamoci di  quell’entusiasmo.     

Attendo, caro amico, di conoscere le istruzioni per l’uso circa un’eventuale tua nuova idea di cambiamento.

 

Dott. Benedetto Zoccola

 

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