22 Ottobre 2020

Nucleare, Legambiente Sessa Aurunca contro delibera Cipe

Sessa Aurunca. Nella conferenza unificata Anci-Cipe del 13 gennaio scorso, per discutere sulla definizione della tipologia d’impianti per l’energia nucleare, la delibera Cipe viene approvata, col parere favorevole del vicepresidente dell’Anci, Salvatore Perugini.

“Questo – commenta Giulia Casella del circolo Legambiente di Sessa Aurunca – mentre siamo in una situazione che non ha trovato, finora, nessuna soluzione. Né al ritorno a ‘prato verde’ di tutti i siti in cui si trovano i vecchi impianti nucleari e depositi cosiddetti ‘provvisori’ di scorie, né al sicuro smaltimento dei circa 100mila metri cubi di spazzatura radioattiva; né alla più volte ventilata costruzione del deposito nazionale.

I dati dicono 27mila metri cubi (programma nucleare), 20mila (ricerca, industria e attività ospedaliere), oltre 50mila metri cubi (4 centrali dismesse e ex filiera nucleare).

Ci sorprende che il dottor Perugini – continua G. Casella – abbia espresso parere favorevole, a condizione che gli impianti siano quelli di terza generazione. Ma perché ce ne sono forse altri, a parte gli Ap 1000 della Westinghouse? Il tutto, in nome e per conto anche di Comuni che hanno manifestato parere contrario alla costruzione degli Epr. Parere formalizzato ufficialmente in una delibera votata all’unanimità dal Consiglio comunale di Sessa Aurunca, il 10 maggio 2010, congiuntamente ai Comuni di Cellole; Falciano, Roccamonfina, Galluccio, Tora e Piccilli; Mondragone, S.S. Cosma e Damiano, Castelforte, Minturno, Gaeta e altri. Orientamento condiviso anche dai vescovi delle Diocesi di Sessa, Gaeta e Teano.

Gli stessi sindaci hanno espresso uguale orientamento in una manifestazione pubblica avvenuta in occasione del Chernobyl Day a Sessa Aurunca, alla presenza dello stesso vescovo Antonio Napoletano.

Tra l’altro, il presidente dell’Anci, Vincenzo Callori, ha dichiarato in altra occasione, che non si può parlare di nuovi impianti se non viene completato il ciclo di quelli dismessi. Così come il commissario dell’Enea, Giuseppe Lelli, ha auspicato, nel dicembre 2010, che l’Italia si doti di un deposito nazionale  ‘entro pochi mesi’. ‘Diamo per scontato, ha detto il commissario dell’Enea, che il deposito debba avere la priorità e quindi sia la prima cosa ad essere decisa’.  

“L’Anci – spiega ancora G. Casella – è chiamata a rappresentare i Comuni italiani e non può esprimere un consenso mai ottenuto nelle molteplici espressioni contrarie”.

Espressioni, rese note attraverso documenti ufficiali, come quello ultimo della regione Lazio che dichiara l’indisponibilità del territorio della Regione per l’insediamento di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del materiale combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi, a partire dal sito di Montalto di Castro dove il governo prevede la realizzazione della nuova centrale termonucleare.

“Siamo inoltre indignati – continua G. Casella – rispetto al parere favorevole espresso dalla regione Campania il cui governatore, Stefano Caldoro, ignora evidentemente l’impatto negativo che ha avuto la centrale del Garigliano sulla salute e sull’economia del territorio, territorio in cui si registra una incidenza di tumori e leucemie sei volte superiore alla media nazionale. Da precisare – conclude Casella – che la Campania è una regione ad alto rischio idrogeologico. Ci farebbe molto piacere se il governatore, che rappresenta tutti gli abitanti della Campania,  venisse a Sessa Aurunca a incontrare i cittadini in un pubblico dibattito sul tema”.

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