9 Dicembre 2019

Quale turismo per Mondragone?

2019, 2020 e, soprattutto, 2021: quale turismo per Mondragone?

Comunicato stampa dell’Associazione Mondragone Bene Comune

Il mare d’inverno è un concetto che il pensiero non considera: così cantano Enrico Ruggeri e Loredana Bertè. Eppure, è proprio il mare d’inverno a dover preparare quello dell’estate. Sono proprio i mesi invernali a costruire la stagione estiva che verrà. Soprattutto se si vuole cercare di non avere più aride stagioni estive (da tutti i punti di vista), se si vuole dare all’industria del turismo una nuova prospettiva, finalmente affrancata dallo spontaneismo ai limiti dell’abusivismo e da quel fai da te anarchico, caotico, predatorio ed anche un po’ straccione, che da sempre connota il settore a Mondragone e lungo la Domiziana. E se si vuole progettare un turismo moderno e sostenibile, che sappia valorizzare ambiente, cultura, enogastronomia e tradizioni e che sappia fare sviluppo ed occupazione e posizionare il nostro territorio sulle rotte del turismo di qualità. L’unico approdo in grado- forse- di salvare (letteralmente) Mondragone e il Litorale Domitio da un inesorabile declino. Il nostro mare e la nostra spiaggia uniti ai nostri ritrovati prodotti enogastronomici possono essere il nostro brand vincente.

In Italia avanza in trionfo il turismo enogastronomico. Dall’Ufficio Studi Enit su Banca d’Italia arrivano dati edificanti: nel 2017 è stato registrato un incremento del 70% sul 2013 nelle spese dagli stranieri per il comparto food&beverage. Buongustai curiosi dall’estero ma anche dall’Italia: il 22,3% degli italiani si muove sulla penisola per lusingare le proprie papille gustative o acquistare prodotti tipici. È sempre l’Ufficio Studi Enit – Agenzia Nazionale del Turismo a indagare le cause del successo: dal rapporto stretto con i territori, che si costruisce mirabilmente nei piatti, all’abilità nell’estensione della stagionalità dei flussi turistici lungo tutto l’arco dell’anno, anche verso i mercati long haul. E parliamo di enogastronomia senza mare. Ma una discussione sul modello produttivo, sul valore del cibo, sulla tutela delle nostre eccellenze gastronomiche, sull’ambiente, sui beni comuni, su un’economia del mare da sviluppare, sulla necessità di fermare il degrado dell’immenso stock abitativo tirato su negli scorsi decenni, spesso alla buona se non in modalità abusiva, per fittarlo – più o meno al nero – ai bagnanti ecc., è assolutamente propedeutica a qualsiasi progetto di sviluppo.

Per questo l’AMBC non si capacita del fatto che il Centro Servizi Turistici finanziato con fondi POR e da implementare presso Palazzo Tarcagnota possa essere illegalmente fatto fuori da un drappello di sconsiderati. Un CST che potrebbe essere il luogo dell’elaborazione delle politiche turistiche e della concertazione con i tanti soggetti del settore. Un CST che potrebbe diventare la piattaforma della comunicazione e promozione dell’offerta turistica della costa domitiana. Un CST che potrebbe mettere al lavoro (coworking) giovani creativi e startup di settore.

Per questo l’AMBC (seppur in totale solitudine) non intende mollare di un millimetro sul Centro Servizi Turistici, anche arrivando a scomodare organismi europei ed altre autorità di vigilanza. Sul turismo è arrivato il tempo (ora, in pieno inverno) di porre le domande su cosa vogliamo fare del nostro mare e della nostra spiaggia e di ricercare in maniera partecipata e condivisa (con gli operatori del settore, con l’associazionismo, con gli esperti e con i cittadini) le risposte necessarie.

Da anni le regioni (anche la Campania) cercano di differenziare le imprese turistico- balneari titolari di concessioni, prevedendo specifiche agevolazioni, riconoscimenti, punteggi che possano in qualche modo facilitarne la competitività nell’apertura al mercato europeo (direttiva Bolkestein). Con il gennaio 2021, infatti, il settore dovrà aprirsi alle gare comunitarie e chi intenda gestire il demanio marittimo dovrà guadagnarsi la concessione vincendo una gara. Nei giorni scorsi l’Alta Corte ha dichiarato incostituzionale la legge ligure sul marchio di qualità degli stabilimenti, che tentava di tutelare le attuali imprese balneari. Il giudice delle leggi ha ritenuto violati i principi di concorrenza, perché l’Unione europea impone il rispetto di principi di competitività e libertà di impresa. In sintesi, la Corte Costituzionale elimina un altro tentativo di riconoscere particolare qualità alle imprese balneari esistenti, accordando preferenze. Motivo in più per smetterla di <lisciare il pelo> agli attuali imprenditori balneari e di pensare seriamente a cosa fare in vista del 2021 (che è dopodomani), anche nello stesso interesse degli attuali concessionari. Motivo in più da noi per cogliere l’opportunità del 2021 per pensare ad un grande progetto complessivo di sistemazione e rilancio del turismo a Mondragone. Le cui prime mosse potrebbero dispiegarsi già dal 2019. Sindaco Pacifico, se ci sei, batti un colpo!

fonte: mondragone.benecomune@gmail.com

portavoce: gianni pagliaro

 

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