5 Luglio 2020

Educare al giorno d’oggi: “In fondo sono solo ragazzi”.

Educare al giorno d’oggi e sentirsi dire: “in fondo sono solo ragazzi”. L’espressione è quella che corre sulla bocca di molti, specialmente dei genitori, di fronte ad a ogni marachella dei propri figlioli. Purtroppo, anche quando si tratta di molto più che marachella e genera serie ferite. Chi è stato ragazzo almeno quattro generazioni fa, non sa convincersi della condiscendenza assoluta che una tale espressione nasconde e non sa derivarne l’ammissione ad ogni costo.

E’ giusto che il mondo cammini e che le prospettive dell’uomo cambino come i suoi punti vista, al passo con i tempi e nello spazio; che i giovani passino per le stesse età di sempre, di generazione in generazione, su livelli culturali più elevati. Ma è ineludibile l’esigenza fondante di “studiare” e prendere coscienza di che cosa e come cambiare.

Al fine di non incrinare e, addirittura, capovolgere gli universali valori che danno forza e sostanziosa credibilità alla dignità dell’uomo, sulla base del suo progredire.

L’uomo, attraverso i secoli, ha inventato e sperimentato razionalmente tante linee di pensiero, ha improvvisato comportamenti e modi di operare e finanche di muovere i piedi per camminare, ma, in ogni nuova situazione si è sempre ritrovato a fare i conti con la sua capacità, dinamica, di sopportare il nuovo, di resistervi, spinto com’è dalla sua natura creativa. Ciò che, intelligentemente usata, fonda e garantisce la continuità del suo esistere sulla faccia della terra.

Una tale premessa sembra sproporzionata al senso dell’espressione ‘sono ragazzi’;  risposta datami da genitori ai quali chiedevo come mai gli studenti del nostro liceo abbiano organizzato la festa Mak π 100 di quest’anno  proprio di Giovedi Santo. Ma non è così.

E’ vero che nel mondo si festeggia e si schiamazza come e dove si vuole, si ride come capita e si piange dove occorre e proprio i giovani ne hanno più diritto di tutti, per cui, il fatto in sé è del tutto lecito. E’ l’aspetto educativo ad esso legato che ci fa riflettere.

Noi, come genitori specialmente, ci preoccupiamo di educare i figli sul come evitare ogni situazione che potrebbe in qualche modo alterarne l’habitus mentale, che in fondo è il nostro di adulti, anche a costo di sottoporci a sacrifici enormi, anche di litigare con chicchessia e coi docenti  se si permettono di riprenderli quando infrangono le regole dello stare in classe o, peggio, di fare trapelare accenni negativi sul loro pessimo impegno nello studio, il tutto in dispregio alla gelosa privacy.

Educare al giorno d’oggi ragionando sul significato del battesimo per una coppia di giovani sposi.

Ci si appresta a preparare sontuose feste per il battesimo dei propri figli. Ma poi? Spesso non se conosce il vero significato, del battesimo! Nessuna informazione più relativa a quel Sacramento, più nulla che riguardi la vita, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù e quale relazione abbia con quel Battesimo. Né la festa né il senso della festa ci obbliga a ridire: è l’omissione del principio educativo che fa biasimare tante altre omissioni a scapito d’una più integrale crescita dei figli, che ci fa riflettere a quanta parte abbiamo noi quando i nostri ragazzi si ringalluzziscono in balorde situazioni, solo perché,  non ne hanno vagliato bene tanto lo svolgersi quanto le conseguenze.

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